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Antico forno fusorio

Raggiunte le ultime case di Cemmo, lungo la strada che conduce alle tenute boschive del borgo e ai territori di Pescarzo, si può visitare quello che rimane di un’antica area proto-industriale composta da un complesso siderurgico e da numerose cave di siltite colore “verde oliva” e “grigio” dalle quali venivano ricavate lastre per la copertura dei tetti (piöde) e pietre per l’arredo urbano.

Informazioni

L’attività siderurgica si concentrò su un forno fusorio costruito nel 1760 e spento definitivamente il 18 luglio 1883. Questa struttura utilizzava l’acqua del torrente Clegna tramite una canalizzazione che alimentava le trombe idroeoliche per il funzionamento del mantice che teneva acceso il forno durante le grandi colate.
Attorno al forno vennero realizzati degli edifici utilizzati come uffici, depositi per il minerale, il carbone e gli attrezzi. A poca distanza è ancora visibile una regrana ovvero una fornace per il primo arrostimento del minerale.
La costruzione e la conduzione del forno è da collegarsi all’iniziativa di alcune famiglie tra le quali Capoferri, Panzerini e Ceresetti. Nel 1810 la costituzione della Società del Forno, formata da imprenditori locali (Franzoni, Panzerini, Capoferri) e da forestieri (Rossi e Cavallini) portò al restauro del forno e all’aumento della ghisa prodotta.
Negli anni Settanta dell’Ottocento entrarono nella proprietà del forno le famiglie Visnenza e Zitti. La Presidenza del forno venne affidata inizialmente a Gio.Battista Sgabussi e poi al figlio Gio.Maria, passando poi a Maffeo Arici.
Le prime fonti scritte che testimoniano l’attività estrattiva lungo i versanti alpini di Cemmo risalgono alla seconda metà del XVI sec. mentre talune evidenze archeologiche retrodatano la pratica all’Età del Rame.

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