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Casa Zitti

Il centro storico di Cemmo conserva una preziosa testimonianza di un passato che vide percorrere le strette viuzze cavalieri e dame, mastri e messeri, artigiani e contadini. Rinserrata tra le austere mura delle vetuste abitazioni di Via Tolera e al di là di un portale si apre Casa Zitti, espressione del Rinascimento artistico e ricordo di antiche famiglie: i Franzoni, i Griffi, i Ricci e gli Zitti.

Informazioni

Varcata la soglia si accede -passando dall’androne- al piano terra e al cortile ora selciato. Ai lati si ergono i corpi di fabbrica riservati alla servitù, ai depositi, alle cantine e alle stalle. Da qui diparte la scala esterna che porta alla loggia del piano superiore dalla quale si accede ai locali di rappresentanza e a quelli dedicati alla vita familiare con soffitti in legno.
Possiamo affermare che Casa Zitti, sulla base di analogie costruttive presenti nelle vallate bergamasche e in Valtellina, reca tracce di un’architettura del XIV e XV secolo con successive aggiunte e modifiche riferibili al XVI secolo. Nel complesso gli aspetti architettonici dell’edificio inducono a definirlo come un palazzo per la presenza di una larga scala che dal cortile porta alla loggia, di una sala di rappresentanza, di una fontana e del gnomone.
Al di sopra delle arcate della loggia si sviluppa un complesso affrescato che raffigura le Donne Illustri (Clare Donne) i cui ritratti sono realizzati all’interno di 7 tondi divisi e sormontati da fregi ornamentali: la datazione proposta è 1532. Si tratta di personaggi femminili che vennero celebrati dal Boccaccio nell’opera De claris mulieribus (1361-1362). Purtroppo gli affreschi sono molto danneggiati seppur alcune lettere indicherebbero l’effige delle regine Semiramide e Camilla.
Dalla loggia si accede al salone di rappresentanza abbellito da un soffitto ligneo composto da 86 tavolette in legno d’abete dipinte, da pareti affrescate e da un camino. Le tavolette del soffitto, datate nei primi due decenni del Cinquecento, recano scene tratte da repertori della scuola del Mantegna e da iconografie riferibili alle guerre condotte contro gli Ottomani. Alternate a queste immagini vi sono tavolette che recano stemmi di famiglie (Federici, Della Torre, Franzoni, De Bonis, Offlaga, Martinengo e Ochi) e un apparato di vasi fioriti con frutti.
Sempre al primo piano si aprono altre stanze attualmente occupate dalla Biblioteca e dagli uffici della Fondazione Annunciata Cocchetti. L’edificio è di proprietà dell’Istituto Suore di Santa Dorotea di Cemmo che nel 1995 ne ha curato i restauri.

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